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AZIENDA SEQUESTRATA A COREZZOLA CON L’ACCUSA DI SFRUTTAMENTO DI MANODOPERA CLANDESTINA

GIÀ A NOVEMBRE SCORSO FECI UN’INTERROGAZIONE A ZAIA CHIEDENDOGLI DI RICONOSCERE E COMBATTERE IL FENOMENO DEL CAPORALATO, DELLO SFRUTTAMENTO DEL LAVORO NERO E DELL’INFILTRAZIONE CRIMINALE NEL SETTORE AGRICOLO. DA ALLORA NON È SUCCESSO NIENTE

Sarà un processo a stabilire se i due fratelli, titolari di un’azienda ortofrutticola di Corezzola sequestrata ieri, siano colpevoli di sfruttamento del lavoro, favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina e occupazione illegale di manodopera, ma quel che appare già chiaro è che l’indagine portata avanti dai Carabinieri della Compagnia di Piove di Sacco è l’ennesima conferma di una ormai acclarata realtà: fenomeni come caporalato, sfruttamento del lavoro nero e infiltrazione criminale nel settore agricolo non sono più problemi confinati alle regioni del Sud d’Italia, lontani da noi. Al contrario, ormai sono diventati fenomeni molto ben presenti sia nel nostro territorio provinciale che nel resto del Veneto e, sicuramente, da diversi anni.

Voglio ricordare che quando divenne pubblica la vicenda da cui è scaturita questa indagine – ossia la scoperta di una trentina di indiani ridotti in schiavitù da 4 loro connazionali – e a cui, sembra probabile, altre ne seguiranno, feci un’interrogazione alla Giunta Zaia, chiedendo sostanzialmente di riconoscere il problema e di agire, data l’importanza strategica del settore, con la finalità di promuovere l’istituzione di un tavolo tra i diversi attori – Istituzioni locali, sindacati, categorie datoriali – che, oltre ad assicurare delle condizioni contrattuali lavorative degne di un paese civile, si ponesse come obiettivo il ripristino del rispetto delle regole tra le aziende operanti nel settore onde evitare che i “furbi”, cioè coloro che sfruttano manodopera in nero e sottopagata, non prevalessero sugli onesti. In una parola: contrastare la concorrenza sleale.

Tutto inutile. Zaia non ha mai risposto e meno che meno si è mai sognato di convocare le parti per affrontare questo grave e inquietante problema i cui contorni sono sempre più allarmanti. Basti solo pensare che.secondo l’ultimo censimento Istat, in Veneto, il tasso di irregolarità nel settore agricolo, tra il 2000 e il 2009 è passato dal 18,4% al 27,7% (mentre a livello nazionale, il peso dell’infiltrazione mafiosa nell’intero settore, secondo la DIA, è stimato intorno ad un valore di circa 12,5 miliardi di euro).

E’ dunque necessario che la Regione e la politica assumano un ruolo realmente e concretamente attivo per arginare e combattere lo sfruttamento dei lavoratori immigrati clandestini nel settore agricolo e ortofrutticolo. E naturalmente, appare chiaro, che chi, come Zaia, ha governato per anni lasciando che questo fenomeno si moltiplicasse indisturbato, non è assolutamente in grado di poterlo fare.

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Piero Ruzzante

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